Valore

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Trovo sempre interessante consultare il dizionario per verificare il significato delle parole. La lingua italiana possiede la bellezza dell’attribuzione di significati diversi a uno stesso vocabolo. Così, cercando la parola valore sono rimasta sorpresa dal fatto che  Treccani, ad esempio, riporti come primo “risultato”

valóre s. m. [dal lat. tardo (in glosse) valor -oris, der. di valere: v. valere]. – 1. Riferito a persona indica: a. Possesso di alte doti intellettuali e morali, o alto grado di capacità professionale: un uomo, una donna di v.di gran v. […] b. Coraggio, ardimento dimostrati nell’affrontare i nemici in combattimento e nel sostenere fermamente le dure prove che la guerra comporta, anche con pericolo della propria vita […] c. ant. Forza, capacità fisica e psichica.

Se penso a valore penso a qualcosa che è importante per me. Lego il significato della parola a “qualità assolute” e che non caratterizzano una persona. Un po’ come se fosse qualcosa di slegato della persona, di esterno (non esteriore). E questo, probabilmente, è un tranello perché, nella vita, gli assoluti (tendenzialmente) non esistono.

Che cosa ha valore, per me?

L’ordine, la pulizia, il rispetto, la responsabilità, il mantenere la parola data, la lealtà. Che, poi, ci si potrebbe chiedere cosa centrano “l’ordine e la pulizia” con gli altri aspetti che ho nominato. La risposta è sempre, per me

L’ordine e la pulizia esteriori sono l’ordine della (mia) mente.

E, spesso, quando devo fare ordine tra i pensieri pulisco e sistemo cose, a volte prendendo una vanga… si tratta di quei casi, non così rari, in cui la testa è tanto piena da avere bisogno di buttare fuori i pensieri… con una vanga, appunto!

L’altro giorno ho letto un racconto che mi ha colpito.

Una persona ha scritto di un colloquio con il proprio psicologo in cui raccontava di essere sempre stanca (ah! La stanchezza!), talmente tanto da non riuscire a fare le cose più semplici.
Lo psicologo ha chiesto di fare un esempio e la persona ha messo in luce il fatto di sentirsi stupida nell’ammettere di essere talmente tanto stanca da non riuscire nemmeno a fare la lavastoviglie, trovandosi ad avere così tanti piatti e pentole da lavare che la lavastoviglie non riusciva a compiere il suo lavoro con un ciclo di lavaggio.
La risposta dello psicologo è stata di avviare due cicli di lavaggio o tre, se necessario.
Della serie carica la lavastoviglie e falla girare quanto serve. 

L’obiezione è stata che se si è ben organizzati e si fanno le cose per bene è sufficiente un solo lavaggio.

Così si dice. 

E questo è il tranello! Soprattutto (forse) per chi è caratterizzato da un diverso funzionamento. Le regole servono per dare stabilità al sistema e c’è chi è fatto per rompere alcuni schemi. Le (piccole) regole dei più non sempre vanno bene per la conduzione della propria vita, perché non rispettano i proprio valori. Possono togliere forza, capacità fisiche e psichiche, il coraggio di compiere azioni fuori schema e può far subentrare un effetto paradosso per cui si dubita delle proprie doti intellettuali e morali.

Non si tratta di fare quel che passa per la testa. È intelligente e per questo può fare quel che vuole è un alibi dalla strada corta. Bisogna avere il coraggio di vivere la vita per quello che si è e come si è.

Sia messo agli atti che dentro al mio lavandino non ci sono piatti e bicchieri, tutto in lavastoviglie, senza se e senza ma! Che la roba in giro fa confusione! Una confusione intollerabile, più o meno come l’andare in discoteca… ma questa è un’altra storia!

Giada Ales ed io parliamo anche di questo in uno degli episodi di  Conversazioni Neurodivergenti

 

 

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